SUMMER VIBEZ#1 -Dubcamp 2018

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Nell’era in cui l’estate pullula di festival reggae, il Rototom Sunsplash ha lasciato il belpaese da quasi 10 anni e più o meno sterili diatribe virtuali affollano le più quotate bacheche facebook, mi è sembrato doveroso spendere qualche parola sui festival cui ho partecipato per mettere sul tavolo delle opinioni parole e pensieri di chi a questi festival ci è stata. Non mi riferisco agli ultimi fatti che tutti gli amanti del reggae hanno avuto modo di apprendere in questi ultimi giorni. Ma in generale a riflessioni spontanee o più pensate su eventi di diversa portata, in diversi luoghi e quindi necessariamente di diversa vibe.
Enjoy the musical trip!

DubCamp 2018 (Fr)

La rubrica Summer vibez inizia in Bretagna, nord-ovest della Francia, più precisamente a Joué-sur-Erdre, quartier generale del Dubcamp e dell’associazione Get Up che lo organizza,
Alla sua quinta edizione, il Dubcamp si è velocemente inserito nella top ten dei grandi festival europei e sul podio della mia personalissima classifica.
Grandi nomi, splendida location, capillare organizzazione tra membri dell’associazione e volontari (gli onnipresenti bénévoles francesi) e uno spirito festivo degno dei più familiari festival nonostante le più di 25mila anime.
Ciò che fa questo festival grande, infatti, non sono nè i grandi nomi nè tantomeno i grandi numeri. L’associazione Get Up promuove da anni il movimento sound system a Nantes e dintorni e il presidente Oliv è sempre attento a proporre una vivace offerta musicale, condita da quello spirito edonistico-didattico che ben caratterizza il centro-nord Europa (imparare vibrando style).
Ecco perché di fianco ai grandi che i più appassionati hanno modo di seguire in giro per l’Europa e in sempre più paesi di continenti altri, in line up troviamo anche sound e artisti più difficili da vedere in session o addirittura mai sentiti (almeno da me). Per citare alcuni dei presenti:

Foto di Etienne Bordet AKA Wise Up Station

Jah Observer, nel suo consueto tour estivo europeo accompagnato dalla mitica Wifey nonché manager, che per l’occasione si è messa a suggerirgli incredibili perle in vinile.

Una session in levare di 5ore per il mighty Spiderman, con una buona ora di rarissima studio first muzic, come piace chiamarla ad Austin. Immancabile nella sua selezione l’intermezzo lovah-pop sullo stile del tormentone Do you believe di Cher sul Declaration of rights riddim degli Abissinyans:

https://www.youtube.com/watch?v=jfgzwVdcLEQ

 

Foto di Nass outta Friendly Family, Lille

Jah Tubbys World sound, con il suo preamp valvolare con led blu JAH TUBBYS. 8 scoops presenti in yard per i celebri costruttori di sound, pre-amp ed effetti, che quest’anno celebrano i 47 anni di attività. Assetto in full crew con al microfono un infervoratissimo Gregory Faboulous, il leggendario Dixie Peach e un mitico MC Stamina cui ho strappato una special dedication della Wait a minute targata Ariwa per un chalice offertogli in session.

 

https://www.youtube.com/watch?v=O70tZcPgNxo
https://www.youtube.com/watch?v=gswkg4exifQ

L’intramontabile Jah Shaka, che, come tutte le session fuori dai suoi templi a Londra, apre la selezione in stile animazione da villaggio vacanze con un paio di grandi classici del King Robert Nesta Marley per scaldare la yard e proporre poi la sua crucialissima selezione, alternando una serie di super-classici a freschissime produzioni e dubplate mai sentiti. Che ci piaccia o meno, Shaka al Dubcamp decreta la tune dell’estate: così è stato l’anno scorso con Mistry Babylon del produttore italiano Petah Sunday (con cui il Mighty Zulu Warrior ha onorato gli assenti della scorsa edizione di un sacro ascolto, come a recuperare le vibez perse), e così è stato quest’anno, con una freschissima versione di Rise and Shine di Bunny wailer (no, non il dubplate steppa dei Moa Anbessa, suonato da Aba); una produzione uscita ad agosto su Railroads records, etichetta tedesca di Stoccarda, alla sua quinta release, che vede Jah Schulz sul riddim e Jahacoustix alla voce (c’è anche una versione femminile con Princess KazaYah al vocal, interessante, ma la Jahacoustix spinge forte).

https://jahschulz.bandcamp.com/album/rise-shine-jah-schulz-jahcoustix-princess-kazayah

Last but not least, la celebre ultima chune di Shaka, ascoltata e riascolata sul tubo e condivisa da tanti dubaddict sui social: il dubplate Indica dubs con vocal di Danman Wicked haffi run, riadattata ad hoc per il Mighty Zulu Warrior in:

Foto di Etienne Bordet AKA Wise Up Station

 

When Shaka come, When Shaka come,
When Shaka come, I say the wicked haffi run

https://www.youtube.com/watch?v=hhtxbBawX60

 

E ancora Alpha Steppa, prima in solo show con una serie di nuove release (in primis una grande chune in prossima uscita con la nostrana Sista Awa), poi con la super-auntie Christine Omega che questa volta ci ha deliziati non col suo basso ma con le sue selezioni; Ras Tinny, Nish Wadada, Ni jah, Paul Fox e altri ancora si sono alternati al suo microfono.
Il duo di Tottenham Mafia and Fluxy, con Aba Ariginals alla tromba. Vibes intense che si acuiscono quando iniziano a distribuire le copertine del disco che li vede in collaborazione (Aba Ariginal Meets The Pharmacist Inna Dub Session) prima e a sventolare il disco stesso poi, da dietro le transenne, manco si stesse al mercato della musica. Autografo live and direct dal bel mezzo della session per i buongustai con money inda pocket per comprare il disco. Mi accontento della bella copertina.
E ancora King Errol Arawak Earthquake, lo showcase del Trojan Sound system con Ranking Joe, Dawn Penn, Trinity e Dennis Al Capone, Word sound and Power, OBF, Blackboard jungle, Roots garden showcase con Nick Manasseh, il neozelandese Marcus Gad, Zion Train che festeggiano il trentesimo anno di attività.

Ma come si diceva, a parte grandi nomi, interessanti presenze.
Per esempio i sound della Dub Conference del venerdì sera: R.D.K, Agobun e Nyabinghidub, tre sound con un carattere tanto marcato quanto differente l’uno dall’altro, che si sono alternati inna sound conference style, prima per un’ora a testa, poi 3 pezzi a testa, ed infine heavy rotation: un pezzo a testa con version annesse.

Foto di Moovdem Hi Fi, Lille/Parigi

R.D.K. sound system, sound veterano di Brixton, che ha inaugurato per l’occasione i nuovi doppi scoop e i subs. Tutti coni da 15” per questo sound system old school a tre vie che suona con un preamp Jah Tubbys che lo accompagna dall’86. I 15” non hanno nulla da invidiare agli scoop da 18” degli altri sound a 4 vie presenti in yard. Selezione crucialissima per Markie Jah Lingwa che in pieno roots uk sound style toasta su intro e transizioni. Accompagnato al microfono da Knaty P, con cui collabora abitualmente sulla sua etichetta Universal Roots, ha inoltre degli effetti spaziali, che catapultano letteralmente in una dimensione altra.

Agobun sound system, sound nato da una decina d’anni a Lille, nord della Francia; assistendo a una loro session si sentono tutte le influenze che la geografia natale porta con sé, tanto quelle dei sound storici di Lille, in primis Chalice sound system, quanto quelle della vicina patria europea del dub, l’Inghilterra. Raffinatissima ricerca sonora, in quanto a selezione, suoni e produzioni. Un sound pulito e avvolgente allo stesso tempo, reso ancora più caldo dalla magica voce di Oulda che ha accompagnato il selecta Flo nel corso della session. Un link alla loro ultima release:

https://www.youtube.com/watch?v=cpo5QsU1p6Q

Nyabinghidub sound system, uno dei primi sound spagnoli, nato nel 2006 a Madrid, importante rappresentanza di quel dub iberico che si sta negli ultimi anni affermando. Ritmi veloci, dubplates dark stepper, quasi definibili earthikal techno. Jah wind al sax e l’onnipresente Ras Divarius al violino hanno contribuito a portare vibez alla loro session. Il fondatore Ghabo chiude in pieno stile lightening and thunder, con svariati minuti di sirene, delay e distorsioni, manco fosse Mark Iration, forse dimenticando che dopo di lui tocca ancora a qualcuno suonare.

E ancora la rappresentanza nostrana dei 48 roots, original rootikal sound system di Bologna che purtroppo non ho avuto modo di ascoltare ma di cui solo sentito riscontri positivi, in particolare per la super selection 70s style; i Real Rockers, collettivo portoghese di mcs, toasters e djs in puro stile rub-a-dub; infine sound più o meno locali come Musically Mad (Nantes), gli I-Skankers, anche loro bretoni, di Rennes, con Lyloo selecta che porta un po’ di rappresentanza femminile ai controlli, Rootikal Hi Fi di Besançon, Dub Livity di Caen e Revelation Hi fi di Parigi.

Dulcis in fundo, la mia personalissima rivelazione dell’anno:
Sanga Mama Africa, prima crew totalmente in omega vibez che ho finalmente il piacere di apprezzare in session. Crew 100% africana, basata a Parigi, dove tiene abituali dubtherapy parties su un’imbarcazione ormeggiata sul Quai Henry IV sulla Senna. Sabato scorso si è tenuta la scorsa boat session, e per gli affezionati o eterni ritardatari il prossimo 13 ottobre ci sarà l’ultimo appuntamento sul canale.

Sanga Mama africa in session

Potente selezione, 2mcs di tutto rispetto e top-a-top omega vibez. Enjoy:

https://www.youtube.com/watch?v=SzKwe5hbeag
https://talawa.fr/media/sanga-mama-africa-dubcamp2018-v3ao8

Tanti anche i musicisti live che si sono esibiti sui vari sound: in primis l’obiquo e sempre pieno di vibes già citato Ras Divarius, ma anche Guru Pope, Rootsman sax e Selecta L’amande, una sista conosciuta in altri lidi che non ci ha qui deliziato con le sue selezioni ma anche lei al sassofono. E ancora la sezione fiati del gruppo ska rocksteady Les Singes Verts e l’Ensemble national du reggae, una fanfare che, in pieno spirito festivo francese, ha animato pomeriggi e after-session con rivisitazioni dei grandi classici reggae. Geniale l’idea di programmare il loro passaggio lungo la strada che da uno chapiteau porta all’altro e poi al campeggio alle 3 del mattino, quando le session sono finite. Il risultato è un vero e proprio corteo danzante che ha accompagnato i più stanchi a dormire e i più intrepidi a continuare l’apero, costante di ogni situazione festiva francese, non importa che ora sia.
Ma la vera genialità del Dub Camp, in pieno rispetto dello spirito festivalesco francese sono gli chapiteaux stessi, i tendoni da circo per intenderci, così funzionali da poterne quasi fare una versione del Big three di Pupajim

In the winter they protect me from de rain
In the summer they give to me some shadow
🎪

Buon acustica, super-ambiente, possibilità di danzare sotto il sole cocente o la pioggia che picchia, oltre ad aiutare nell’orientamento i meno abituati a destreggiarsi in queste cittadine reggae che sorgono in pieno prato da pascolo.
5 Chapiteaux, uno in più rispetto all’anno scorso e, a sentire i presenti delle scorse edizioni, riadattati per accogliere comodamente più gente: Rootsman corner, Dub Club arena, Sound meeting arena, Outernational arena e Uplift Corner. L’Outernational arena e la Sound meeting arena, come da nome, hanno ospitato ogni giorno diversi sound e artisti. Gli altri sono stati amplificati da 3 sound resident per tutta la durata del festival:

– il Roots Man Corner, lato campeggio, con il Musically Mad sound.
– la Dub Club Arena dove i 24 scoop dei Black Board jungle, piazzati su 3 stack da 8, hanno fatto gli onori di casa ai grandi che vi ci sono alternati, riconfermando la crew di Rouen (Normandia) degna erede del titolo di resident delle dub station francesi, meritatamente conquistato allo storico Garance Reggae Festival, la cui dub station è stata da loro amplificata negli ultimi anni di vita del festival stesso.
– infine l’Uplift Corner, le cui conferenze, selezioni pomeridiane e live sono state amplificate dal sound vintage Invalved sound system (collettivo di djs e reggae addict francesi che hanno costruito l’intero impianto sonoro, dalle casse agli effetti d’epoca, passando per il preamp valvolare -InValvHead-).

Invalved Sound system- Foto di Louise Nocquet

Degni di nota uno statico (in quanto a dinamismo del gruppo, non dinamica della musica!) live dell’Ensemble national du reggae e la conferenza sulla migrazione del reggae “From Kingston to London” tenuta da James Danino, di cui si possono seguire riflessioni e ricerche qui: https://wisdomknowledgeunderstanding.wordpress.com/
Last but not least, una conferenza partecipativa che riflette appieno lo spirito con cui il dubcamp si muove e intende muovere i suoi passi per il futuro: “Come immagini il Dubcamp tra 10 anni”: invito a proposte e riflessioni collettive.

Un festival perfettamente inserito nella sua cornice naturale, il Lac de Vioreau, riserva protetta Natura 2000, il rispetto della quale diventa deterrente per la continuazione del festival su questo terreno. Un’ottima integrazione con la rete di commercianti e agricoltori locale, prodotti a pochi Km di provenienza, prezzi onesti e vari prodotti di artigianato o gastronomici a prix libre (sempre grande valore aggiunto della Francia festiva e cosciente). E ancora sistema di bagni secchi, perfettamente funzionante e con zero spreco d’acqua, bicchieri riciclabili, stand di prevenzione del rischio per droghe, malattie sessualmente trasmissibili ma anche tappi in gomma per i più giovani e/o previdenti. Una grande area dedicata al campeggio tende, parcheggio per macchine e parcheggio per camion.

La cittadella reggae diventa inoltre occasione per i discai di esporre le proprie mercanzie: Control Tower (Parigi), Da1yah Records (Rennes), Dub Livity Shop (Nantes) e Tribe48 (Polonia) presenti con i loro stand. Non solo dischi, ma anche magliette, stickers e tutto ciò che ogni record shop o crew ha preparato per i propri seguaci. E nello stand del merchandising ufficiale del Dub Camp abbiamo avuto il piacere di apprezzare anche le incredibile creazioni di Sista Drum and draw, la rootikal sista di Lille che ha realizzato per il festival due t-shirt in edizione limitata dalla grafica esplosiva (di cui una qui in foto) e i cui ormai celebri ritratti reggae sono stati affissi nei backstage per il piacere di noi tutti.

Sista drum and Draw per DubCamp festival

Ultimissima genialità che non si può non menzionare, l’organizzazione della competizione più divertente e funzionale della storia delle sound system battle, la boxman challenge,

una staffetta a coni-ostacoli per determinare la coppia campione del mondo di portatori di casse. Poche regole: due partecipanti che devono scaricare e trasportare un rack con ruote senza che la cassa tocchi terra e senza inciampare nei vari coni piazzati sul percorso. Due secondi di penalità per ogni errore, vince chi riporta il rack integro sul furgone nel più breve tempo possibile. Il tutto davanti al Nofa Sound system (No One Fights Alone), promotori e maestri di cerimonia della competizione e alle sue motivanti selezioni.

Conclusioni?
Super festival, non fatevi ingannare dalle false percezioni di chi osserva un fenomeno da lontano, soprattutto senza conoscerne il contesto in cui nasce e cresce.
Sì, in Francia è possibile vivere di musica, c’è lo statuto di intermittenti e di artisti che permette di prendere un vero stipendio ogni mese se si raggiunge un certo numero di cachet all’anno (inutile stare qui a dirvi quanto sia sviluppato il mercato nero di compravendita di cachet). La musica reggae, il dub, e in qualche modo anche il movimento sound system rientrano in questo status quo, quindi sì, ci sono soldi che girano attorno. Che fare quindi? Continuare a demonizzare il soldo per l’elogio dell’empty pocket style? Anche no. Se è vero che money is the roots of all evil, se usato per creare incontri, promuovere musica e cultura diventa a mio avviso un sacro mezzo. Non dimentichiamo inoltre che la maggior parte di noi non suona la chitarra in spiaggia ai falò (non solo, almeno!). Comprare i dischi, le attrezzature, trasportarle, stampare la musica, a volte fittare spazi non è gratis e, anche se le vibez gratificano, non sempre pagano.
Insomma sempre in alto il DYT, ma la necessità del soldo resta.
Non demonizzare Babylonia, usala… con saggezza e lungimiranza!
Blessnlov

 

Alcuni interessanti report sul DubCamp 2018:
http://www.nova.fr/retour-sur-ledition-2018-du-dub-camp-festival
http://www.culturedub.com/blog/live-report-dub-camp-festival-joue-sur-erdre-44-jour-2/

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