Intervista a HaddinQo

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Intervista a HaddinQo
Intervista a HaddinQo

L’ International Horn of Africa Music Festival ha debuttato a Milano negli spazi del Parco Center con una formula esclusiva che intreccia divulgazione accademica, performance live di livello mondiale e non solo. L’evento celebra la ricchezza culturale di un’area africana dalla storia millenaria attraverso i suoi artisti più prestigiosi e altro. Il programma tra cultura e spettacolo si è articolato su tre giornate: 24 – 25 – 26 luglio. Il festival è stato arricchito dai sapori autentici della cucina tradizionale, eritrea/etiope, a cura del Ristorante Africa di Milano e dalla splendida mostra di foto Sguardi d’Etiopia di Mario Di Bari.

Come ci ha spiegato Asli Haddas, organizzatrice dell’evento e titolare del Gogol’Ostello Spazio Culturale, questo è un evento che è nato e modellato su un festival che però non ha mai visto la luce ma che le ha permesso di conoscere molti dei nomi coinvolti nell’International Horn of Africa Music Festival. Un evento con un respiro e una forma mentis internazionale, con una mescolanza di diversi generi omaggiando tradizione etiope ed eritrea. Un’iniziativa che, dato il grande successo di pubblico e di critica riscosso, è destinato a rinnovarsi anche negli anni a venire, espandendo il concept e la formula vincente.

Intervista a HaddinQo
Intervista a HaddinQo

Noi in questa occasione abbiamo avuto modo di intervistare HaddinQo. HaddinQo è un virtuoso del masinqo, compositore e figura centrale della rinascita dell’Ethio-jazz contemporaneo. È universalmente riconosciuto per aver rivoluzionato l’uso del masinqo (il violino monocorde tradizionale etiope), trasformandolo in uno strumento solista d’avanguardia capace di dialogare con il jazz, il funk, il reggae e la world music. Ha trionfato ai prestigiosi All Africa Music Awards (AFRIMA) 2025 vincendo il premio come Best African Jazz Artist, consacrando così la sua fusione di tradizione e modernità a livello continentale. Ha portato la musica etiope su palcoscenici d’élite mondiali ed esibendosi alla Cerimonia del Premio Nobel per la Pace a Oslo, alla Paris Fashion Week, al Carnevale del Brasile e davanti a 200.000 persone in Meskel Square ad Addis Abeba. Ha suonato al fianco delle più grandi leggende della musica etiope, tra cui il padre dell’Ethio-jazz Dr. Mulatu Astatke e l’iconico cantante Mahmoud Ahmed. Autodidatta dall’età di diciassette anni, ha successivamente appreso i segreti dello strumento dagli anziani maestri tradizionali. Con il suo progetto solista, HaddinQo porta avanti la filosofia del “One String One World” (Una Corda Un Solo Mondo), dimostrando come uno strumento antico e apparentemente limitato possa farsi veicolo di un impatto culturale globale, inclusivo e moderno.

D. Come prima domanda vorrei chiederti del tuo bellissimo e speciale strumento tradizionale il masinqo. Cosa puoi dirmi a riguardo?

R. Grazie mille per questa domanda. Il masinqo è un antico e speciale strumento tradizionale etiope che ha una sola corda. Ha 3000 anni di storia circa e le sue origini secondo la leggenda risalgono i tempi della regina di Saba e di re Salomone, secondo quanto raccontato nel Kebra Nagast. Quando tornò da Gerusalemme infatti il re Salomone mandò in Etiopia moltissimi artisti di vario genere tra cui tanti musicisti. Questi musicisti potrebbero averlo portato da Gerusalemme oppure averlo sviluppato in Etiopia, anche perché nella Bibbia non sono menzionati strumenti della tipologia dei liuti. C’è quindi ancora molta discussione a riguardo. Di sicuro può essere considerato come l’antenato più stretto del violino o del violoncello.

D. Tu come hai cominciato a suonarlo?

R. Io ho iniziato da bambino. Mi è sempre piaciuta la musica, anche a scuola. Cantavo anche. Ho iniziato a suonare il masinqo da quando avevo 17 anni. Io vivevo ad Addis Abeba all’epoca e mio fratello maggiore è stato al nord per lavoro e al suo ritorno ha portato un masinqo come souvenir che ha subito appeso al muro. Nessuno poteva toccarlo. Quindi lo suonavo di nascosto quando lui non c’era. Non sapevo bene cosa fare ma quel suono mi ha conquistato fin da subito e non appena per strada sentivo della musica con il suono del masinqo mi fermavo ad ascoltare per ore. Ma questo è uno strumento tradizionale ed era difficile per me trovare suonatori nella capitale. Mi dovevo spostare più nelle campagne attorno ad Addis Abeba. Quindi appena potevo uscivo dalla capitale passavo le notti fuori a sentire questi musicisti in strada. Ho quindi iniziato a specializzarmi e a suonare in vari circoli e club, sostituendo anche alcuni elementi nelle orchestre tradizionali quando questi non potevano suonare. Ho fatto questa vita per tre, quattro anni ma ancora non ero soddisfatto con il mio sound perché ricercavo qualcosa di più tradizionale e originale. Ho quindi deciso di trasferirmi al nord, a Gondar, per imparare dai maestri dello strumento e ci sono rimasto per tre anni. Quando sono tornato mi sono incontrato con la leggenda Mulatu che mi ha fatto suonare al suo club African Jazz Village e da là tutto è cominciato. Ho fuso lo stile tradizionale con i suoni moderni. Ho anche suonato assieme a tantissimi musicisti di altissimo livello nel corso degli anni.

D. One String One World, una corda un solo mondo, è la tua filosofia. Puoi parlarmene?

R. Sai, per tanto tempo mi sono interrogato sul perché questo strumento così particolare abbia solamente una corda. All’inizio questo fattore lo consideravo come una forte limitazione, dato che non potevo riprodurre gli stessi suoni che avrei potuto magari con un violino.  In occasione della cerimonia della consegna del Nobel per la Pace a Oslo dove ho suonato però, il producer mi ha fatto notare quante sfumature questo strumento possa avere passando dal sassofono fino al violino. Era stupefatto. Un musicista di così alto livello dell’orchestra di Oslo mi ha fatto notare delle cose a cui prima non avevo mai fatto caso. Ho riscoperto il masinqo e ho completamente cambiato l’ottica in cui vedevo questo strumento. Quindi qualcuno da Oslo mi aveva spiegato il mio strumento meglio di quanto potessi fare io stesso! Siamo un solo mondo!

D. Tu come hai rivoluzionato il suono di questo strumento classico portandolo su sonorità più moderne?

R. Ho fatto degli esperimenti portando il masinqo nel reggae collaborando anche con artisti come Teddy Afro, nel roots o perfino nel Blue Grass. Quello che mi ha sempre aiutato è la mia grande passione per la musica a trecentosessanta gradi. C’è sempre stato un gap nella musica etiope perché un musicista o suona lo strumento e quindi la musica tradizionale oppure cambia strumento, passando a generi più moderni. Io ho sempre provato a fondere le due cose, portando la tradizione nel sound moderno e con l’aiuto del Signore credo di essere sulla strada giusta. È bello ascoltare ancora i suoni tradizionali ma magari con un setup più moderno.

D. Mi racconti la tua esperienza quando hai vinto il premio di Best Jazz African Artist l’anno scorso agli All Africa Music Awards, una sorta di Grammy africani?

R. Un’esperienza veramente incredibile. È stata una vittoria non solo per me ma per tutti coloro che preservano una tradizione di alcuni strumenti che stanno progressivamente scomparendo ma che possono dare ancora tanto anche nel sound più moderno. La cerimonia si è svolta a Lagos in Nigeria e c’erano tutti i migliori artisti d’Africa come Burna Boy e molti altri. Ho perfino perso la premiazione perché non avevo sentito il mio nome e quindi ho dovuto ritirare il premio nel backstage e qualcuno ha anche pensato che lo stessi rubando! (ride).

D. Come ultima domanda vorrei chiederti questo. Se dovessi incontrare qualcuno che non sa nulla della musica etiope come le convinceresti della sua importanza all’interno dello scenario musicale mondiale?

R. Non voglio sembrare qualcuno che pensa che la sua musica sia la migliore ma penso che il mondo della musica sia come un buffet e credo quindi che la musica etiope sia un ottimo piatto che abbia la stessa dignità e bontà di tutti gli altri presenti a tavola con i suoi colori e sapori particolari e quindi da provare. Per noi etiopi la musica è molto importante perché l’ascoltiamo a colazione, a pranzo e a cena! Mangiamo musica!


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