Intervista a Sir Oliver Skardy

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Intervista a Sir Oliver Skardy
Intervista a Sir Oliver Skardy

Sir Oliver Skardy, pseudonimo di Gaetano Scardicchio, è una figura centrale della storia del reggae italiano, già voce del gruppo reggae veneziano dei Pitura Freska, da lui fondato con Francesco Casucci. Dopo la ventennale esperienza da front-man dei Pitura Freska, coi quali ha firmato numerosi successi che gli hanno dato notorietà e l’hanno consacrato, nel 2002, scioltasi la band, Skardy ha intrapreso la carriera di cantante solista, aperta dal singolo President Buana e proseguita nel 2004 con l’album Grande Bidello. Ora che finalmente è arrivata la meritata pensione può dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera da musicista. Noi lo abbiamo incontrato nella cornice della festa dei trent’anni del mitico Birrificio di Lambrate, dove si è esibito. Un grande successo di pubblico e di musica live con oltre 13.000 persone accorse in via Rubattino 56, per 13 ore di musica ininiterrotta.

D. Come prima domanda, Skardy, come ti sei appassionato tu al reggae? Quando, come?

R. Allora, casualmente ho visto Peter Tosh a Bologna nel ’79. Non consideravo bene il reggae perché mi sembrava una musichetta troppo semplice, troppo leggera. Avevo già sentito Bob Marley perché intorno al ’78 nei jukebox che c’erano ancora i jukebox, veniva gettonata Jamming e non è che mi entusiasmasse più di tanto. Però mi avevano convinto che Peter Tosh avesse una grinta un po’ più particolare e ho accettato di andare a vedere questo concerto. Chiaramente ne sono rimasto sconvolto perché era la prima volta che vedevo un concerto di reggae, non sapevo minimamente cosa fosse e avevano un modo di suonare che non riuscivo a categorizzare rispetto a quello che conoscevo. Certe volte mi sembrava di vedere Santana, certe volte mi sembrava di sentire della disco music, certe volte era funky. Fondamentalmente era reggae. Devo dire che sono uscito entusiasta da questo concerto. L’anno successivo, nell’80, invece mi hanno convinto di andare a vedere Bob Marley qui a San Siro. E lì ho preso la fulminata, perché mi sono accorto innanzitutto che non era come i semplici concerti dove la gente stava seduta ad ascoltare, ma la gente si muoveva, ballava, si divertiva molto. E in più questo impatto che aveva il basso che ti perforava lo stomaco, assieme a tutto questo movimento di percussioni, sono andato via profondamente cambiato. Oltretutto, vedendo appunto Bob Marley, mi è venuta in mente questa idea che, come genere musicale, poteva essere abbinato al nostro dialetto, cioè il veneziano anche perché l’inglese di Marley non era un inglese da Oxford. Se guardiamo poi anche i gruppi reggae dell’epoca, quasi nessuno cantava con un inglese perfetto. Da quello che ne so oggi, perfino Marley stesso veniva contestato in Giamaica perché accusato di aver reso troppo commerciale il reggae. E quindi ho pensato che l’abbinamento col veneziano poteva starci perfettamente. In realtà, involontariamente, ho inventato un’equazione di primo grado: giamaicanizzare il veneziano e venezianizzare il giamaicano. E l’effetto è stato buono.

D. E I Pitura Freska come sono nati poi?

R. Beh, I Pitura Freska hanno origini intanto nel rock demenziale degli Skiantos. Il gruppo all’inizio era così. Poi, quando sono entrato io, dopo aver visto Bob Marley, ho cercato di sperimentare con il reggae. Ho cercato di buttare giù un paio di canzoni, una delle prime è stata addirittura Marghera, dopo è venuta Bruta banda. Cioè, man mano che cominciavo a scrivere queste cose, ne venivano fuori sempre di più. Da questo punto di partenza sono arrivato al ’90 con un repertorio di 10-12 canzoni. Siamo riusciti a incidere un demo tape, una cassetta all’epoca, che sorprendentemente nel giro di una settimana nella zona di Venezia aveva venduto 5.000 copie. 5.000 copie per una cassetta era una cosa abbastanza insolita. Fortunatamente, tra un concerto e l’altro, una di queste cassette è finita in mano al produttore di Elio e le Storie Tese che, una volta sentita la cassetta, ci ha detto: “Ragazzi, secondo me questo può essere un bel disco, vi invitiamo a Milano a registrare, nello studio dove c’è anche Elio, a registrare questo disco”. È stata una bella operazione riuscita, il disco sorprendentemente ha venduto più di 200.000 copie e quindi l’operazione è perfettamente riuscita.

D. Il tuo stage name, perché Oliver?

R. Eh, per fare la rima con Oliver Hardy. Wet Paint, che è il nome originale dei Pitura Freska, è una comica di Stanlio e Ollio degli anni ’30. E chiaramente da Pitura Freska a questo connubio con Stanlio e Ollio, mi è venuta quest’idea per fare la rima con Oliver Hardy.

D. Ok. Penso che te l’abbiano chiesto tutti ultimamente. Ora che sei finalmente in pensione, ti dedicherai più alla musica?

R. Beh, sicuramente nel tempo che avrò ci sarà la possibilità di dedicarmi alla musica. Chiaramente adesso che sono a casa avrò anche più tempo per la mia signora!

D. Voi siete arrivati anche a Sanremo, mi racconti di quell’esperienza?

R. A Sanremo ci hanno invitati, non abbiamo fatto le selezioni pure. L’anno precedente c’erano appunto stati Elio e le Storie Tese che avevano avuto un buon successo e cercavano un altro gruppo estroverso per ripetere la cosa. Noi abbiamo accettato, assieme col produttore dell’epoca ci siamo riuniti a tavolino. Abbiamo cercato un argomento particolare e siamo andati a cascare sul Papa, perché nessuno aveva mai fatto una canzone sul Papa. Chiaramente Sanremo, come sai, è un ambiente molto istituzionale e quasi ecclesiastico e quindi abbiamo pensato di scrivere una canzone antirazzista, utilizzando la figura del Papa. Avevano poi eletto anche la Miss Italia di colore Danny Mendez e quindi volevamo essere d’attualità.

D. Adesso che sei solista quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’essere solista rispetto a prima?

R. Beh, gli svantaggi sono che quando sciogli un gruppo che ha avuto un particolare successo, prima che la gente riesca a riconoscerti che sei lo stesso di prima ce ne vuole molto. Chiaramente è tutto più facile se il cantante in questione viene considerato un figo, perché al giorno d’oggi non vale quello che fai, dipende dall’immagine che hai. Chiaramente Cremonini ci è riuscito, Piero Pelù ci è riuscito in parte ma per me è stato molto più difficile. Sono 25 anni che giro da solo e sembra che adesso la gente cominci a rendersi conto che i Pitura Freska e Skardy sono la stessa cosa.

D. La tua scelta di cantare sempre in in dialetto veneziano: pensi magari in futuro di provare anche in italiano o in inglese?

R. Ci ho già provato! Io ho fatto un’unica canzone completamente in italiano ma non l’ha calcolata nessuno.

D. Tu prima mi parlavi di Tosh, di Marley… Quali sono i tuoi artisti di riferimento della scena reggae?

R. Sicuramente sono stato influenzato da U-Roy e Barrington Levy. Poi da tutti i gruppi di quell’epoca. Credo che sia stata la migliore epoca del del reggae, perché dopo ha cominciato a diventare anch’esso elettronico e quindi ha perso un po’ l’anima originale.

D. Classica canonica domanda prima di chiudere: prossimi progetti? Un album.?

R. Ci stiamo organizzando intanto per decidere un po’ l’andazzo dei concerti per il prossimo anno. E’ passato un anno, di conseguenza dobbiamo anche noi rinnovarci. Abbiamo qualche progetto in testa, però non è più come una volta che ci si dedicava a fare un disco che ne so per 2-3 mesi a dedicarti a questo disco. Al giorno d’oggi si va avanti per singoli, perciò quando ne avrò raggiunti un numero sufficiente, se avranno un certo seguito, allora si potrà anche pensare di stamparli su disco.


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