Intervista a Tommy T

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Intervista a Tommy T
Intervista a Tommy T

L’ International Horn of Africa Music Festival ha debuttato a Milano negli spazi del Parco Center con una formula esclusiva che intreccia divulgazione accademica, performance live di livello mondiale e non solo. L’evento celebra la ricchezza culturale di un’area africana dalla storia millenaria attraverso i suoi artisti più prestigiosi e altro. Il programma tra cultura e spettacolo si è articolato su tre giornate: 24 – 25 – 26 luglio. Il festival è stato arricchito dai sapori autentici della cucina tradizionale, eritrea/etiope, a cura del Ristorante Africa di Milano e dalla splendida mostra di foto Sguardi d’Etiopia di Mario Di Bari.

Come ci ha spiegato Asli Haddas, organizzatrice dell’evento e titolare del Gogol’Ostello Spazio Culturale, questo è un evento che è nato e modellato su un festival che però non ha mai visto la luce ma che le ha permesso di conoscere molti dei nomi coinvolti nell’International Horn of Africa Music Festival. Un evento con un respiro e una forma mentis internazionale, con una mescolanza di diversi generi omaggiando tradizione etiope ed eritrea. Un’iniziativa che, dato il grande successo di pubblico e di critica riscosso, è destinato a rinnovarsi anche negli anni a venire, espandendo il concept e la formula vincente.

Intervista a Tommy T
Intervista a Tommy T

Noi in questa occasione abbiamo avuto modo di intervistare Tommy T. Tommy T (Thomas Gobena) dal 2006 al 2021 è stato il bassista della celebre band gypsy punk Gogol Bordello, con cui ha calcato i palchi dei più importanti festival mondiali. È diventato una colonna portante della sezione ritmica, definendo il suono energico della formazione. Da solista ha pubblicato l’album “The Prester John Sessions” (2009), un viaggio sonoro acclamato dalla critica che fonde la tradizione etiope con dub, jazz e reggae. Sostiene una visione della musica senza confini fisici o limitazioni culturali. Ha lavorato con figure di rilievo della musica etiope ed internazionale, tra cui la cantante Gigi, Wayna Wondwossen, Aster Aweke, Saba Anglana e tanti altri. Oltre alla musica, Gobena è profondamente legato alle sue radici ed è stato nominato Ambasciatore Nazionale UNICEF per l’Etiopia, utilizzando la sua visibilità internazionale per promuovere i diritti dei bambini, lo sviluppo sociale e la salvaguardia del patrimonio culturale della diaspora africana.

D. Come prima domanda naturalmente vorrei chiederti del tuo periodo con i Gogol Bordello, in cui hai suonato il basso per moltissimo tempo. Quale tocco di Etiopia hai portato a questa band iconica?

R. Un periodo fantastico che è durato 16 anni, dal 2006 al 2022. Io ho sicuramente portato alla band un approccio tranquillo e profondo low-end caratterizzato dal mio basso visto che nei Gogol Bordello tutto è molto energetico e caratterizzato da atmosfere punk con chitarre e violini. Ero molto low-end anche nel backstage! (ride)

D. Nel 2009 hai pubblicato l’album The Prester John Sessions dalle forti influenze reggae e dub. Puoi parlarmi della sua genesi e delle tue maggiori ispirazioni per questo lavoro…

R. Ho sempre voluto realizzare un album tutto mio ma non trovavo mai il tempo e la concentrazione essendo sempre in tour. Volevo realizzare da sempre un album che parlasse di me nel profondo ossia di un africano, un etiope che però viveva negli Stati Uniti e quindi aveva tantissime influenze e contaminazioni. Volevo mettere al centro la musica etiope ma contaminarla con un altro genere che amo da sempre ossia il reggae e in particolar modo il dub. Quindi volevo manipolare la musica etiope come si fa con il dub con riverberi ed echi per uscire dallo spazio-tempo! Un album completamente autoprodotto con cui ho collaborato con altri grandi artisti etiopi. È stato abbastanza complicato dividersi tra gli impegni con la band e la produzione ma tutto si è conciliato al meglio. Successivamente mi sono trasferito ad Addis Abeba e ho messo su la mia nuova band Ras Metehat e ora portiamo in giro ancora quei pezzi assieme ad altro materiale, come le versioni manipolate di pezzi storici di mostri sacri della tradizione etiope. Un po’ come nella cultura dub e dei dubplate. Sono molto contento di suonare stasera qui a Milano questi pezzi visto che sono stato in questa città molte volte con i Gogol Bordello ma ora posso portare la mia musica.

D. Quale è la tua maggiore ispirazione per la tua musica all’interno del mondo del reggae?

R. La risposta è semplicissima ed è un solo nome: Lee Scratch Perry. Non sono una persona incline a idolatrare altri esseri umani ma con Perry ci vado molto vicino! (ride). Nella mia vita precedente con i Gogol Bordello ho anche avuto modo di incontrarlo e vederlo live, quando ero il manager dell’artista etiope Gigi. Adoro Lee Scratch Perry. Aveva qualche tipo di connessione con qualche mondo lontano, deve essere così!

D. Con quali artisti reggae ti piacerebbe collaborare, portando a combinare influenze giamaicane ed etiopi?

R. Sicuramente Damian Marley perché adoro la sua energia e ha già dimostrato di essere vicino alle influenze etiopi come ha dimostrato nella big tune As We Enter. Ce ne sarebbero così tanti, soprattutto della vecchia scuola come gli Israel Vibration oppure il vostro orgoglio Alborosie che apprezzo molto o ancora Protoje che è spesso in Etiopia. Contatterei tutti quegli artisti che possono comprendere la bellezza dell’influenza etiope nella contaminazione della loro musica.

D. Tu sei anche Ambasciatore Nazionale UNICEF per l’Etiopia. Puoi raccontarmi di questa esperienza?

R. Attorno al 2012 ho cominciato a tornare spesso in Etiopia. Un’amica già coinvolta in questo mondo mi ha introdotto all’UNICEF per l’avvocatura dei diritti dei bambini data la mia visibilità internazionale, cosa che mi ha riempito di gioia. Dopo un periodo di studio e di prova ho iniziato a occuparmene ed è un’attività molto gratificante.

D. Prossimi progetti?

R. Non appena avremo terminato questo mini tour ci chiuderemo in studio per registrare il nostro prossimo album o EP non lo sappiamo ancora. Registreremo quindi nuovo materiale anche da presentare nei prossimi nuovi tour che spero ci saranno presto in questa parte del mondo a partire dalla prossima primavera e non solo quindi le canzoni di The Prester John Sessions.


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