Intervista a Jesse Royal

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Intervista a Jesse Royal

Nella splendida cornice della decima edizione dell’Overjam Festival, Reggae.it era presente come sempre per raccogliere le interviste e le impressioni degli artisti.
Un festival che cresce di anno in anno in termini di presenze e soprattutto di qualità con una line-up quest’anno che ha visto alternarsi sul Maver Stage nomi come Jesse Royal, Morgan Heritage, Alborosie, Mellow Mood e The Abyssinians tra gli altri. In uno degli scenari più belli d’Europa, sulle sponde del fiume Soča in Slovenia a pochi chilometri dal confine italiano, l’Overjam ha confermato anche quest’anno le aspettative della reggae massive di mezza Europa.
Il primo giorno si è esibito Jesse Royal con uno show che ha proposto tutte le sue hit. Noi lo abbiamo intervistato nel backstage, appena terminato il live.

D. Come prima domanda vorrei domandarti chi ti ha dato il nickname Small Axe e perché…

R. Mi sono guadagnato il nomigmolo Small Axe perché quando ero più giovane ero piccolo di statura ma sempre pronto a dimostrare di potermi difendere in qualsiasi momento. Gli amici quindi hanno cominciato a chiamarmi così.

D. Ho letto che scorre sangue Maroon nelle tue vene. Questo come ha influenzato la tua musica?

R. Ha influenzato molto la mia musica ma soprattutto la mia vita sicuramente. La mia mentalità e come affronto le cose. In questa maniera non mi sono mai sentito uno schiavo. Così come non credo che la povertà sia un distintivo di onore o esclusività del popolo nero. Io, da rasta come mi ha insegnato Sua Maestà, mi sento un re. Tutte le ricchezze del creato mi appartengono. In ogni caso non mi piacciono le etichette perché io sono io e ad esempio Maroon deriva da una parola francese che significa “schiavo fuggito” e io ti ripeto di non essere mai stato uno schiavo.

D. Sei sempre stato molto vicino alla Marley family, specialmente al figlio di Ziggy Bambaata. Cosa puoi dirmi di questo rapporto?

R. Bambaata è il mio migliore amico da quando ho otto anni. È naturale quindi che mi sia avvicinato molto ai Marley e ancora adesso chiamo Ziggy e Stephen zii. Sono veri e propri mentori e seguo il loro esempio. Mi hanno aiutato a formare la mia concezione di reggae che rispetto e che considero come arte nelle mie produzioni. Sono cresciuto nei loro backstage e durante i loro soundcheck.

Intervista a Jesse Royal 2022 News, Word Sound and Power

D. Un’altra persona importante nella tua vita, musicalmente parlando, è sicuramente Fattis Burrell…

R. Fattis lo chiamavamo il guru affettuosamente, per via della sua grande personalità e competenze musicale. Mi ha aiutato a trovare me stesso prima di me stesso. Ha creduto in me prima ancora che lo facessi io. Mi ha insegnato un livello di disciplina che ancora mi porto dietro. Mi ha anche insegnato a mantenere un livello di spiritualità in qualsiasi cosa faccia. Per Fattis la musica era una cosa seria, non era un gioco. La musica era uno strumento per qualcosa di più alto. L’eredità di Xterminator è adesso nelle mani di Reemus che è anch’egli un grande producer e abbiamo fatto molte cose assieme.

D. Perché per il tuo album hai scelto come nome Lily of the Valley che suona molto cristiano?

R. Quando ero giovane mia nonna era direttrice del coro della chiesa dove anche mia madre cantava. Quindi anche io andavo alle loro prove il giovedì per sentirle cantare. Quindi la prima esperienza con la musica è stata in chiesa..

D. Prossimi progetti?

R. Sto lavorando al nuovo album in questo periodo. Non vedo l’ora di farlo sentire al mondo!

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