Intervista a Federico “FT Sandman” Traversa

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Si intitola One Love il nuovo romanzo di Federico Traversa dedicato a Bob Marley, e pubblicato da Il Castello marchio Chinaski Edizioni. “La più grande rockstar del Terzo Mondo”, così l’autore definisce il protagonista del libro la cui vita viene affrontata con intima e sincera passione. Il musicista e attivista giamaicano, simbolo mondiale della diffusione della musica reggae, viene raccontato come fosse sempre al fianco di chi scrive. Prima il bambino povero e disagiato che cresce nel villaggio di Nine Miles a metà degli Anni ‘40. Poi il giovane musicista che muove i primi passi nel mondo della musica dei primi ’60 con gli amici Bunny Wailer e Peter Tosh e forma gli Wailers. Fino alla nascita della leggenda tra hit mondiali come ‘Jamming’, ‘No Woman, No Cry’ o ‘Get Up Stand Up’. Noi abbiamo intervistato l’autore.

D. Come hai iniziato a lavorare sul romanzo One Love?

R. La stesura di One Love è stata molto particolare. Tutto è cominciato quando verso la fine del 2019 la radio con cui collaboro, Radio Popolare, mi ha chiesto di realizzare un podcast proprio su Marley. Non volevo però raccontare Marley nel solito modo ma farlo in maniera più letteraria, anche perché ha avuto una vita proprio da romanzo. Poi però il progetto si è arenato per tutta una serie di sciagure personali dato che in quel mentre purtroppo si sono ammalati e sono morti mio fratello e mio padre, si è ammalata anche mia madre che però fortunatamente ce l’ha fatta e poi è scoppiata la pandemia del Covid. Tutto è rimasto quindi un po’ in sospeso. Con questo romanzo ho deciso quindi di narrare sia la vita di Marley come avrei voluto farlo nel podcast sia la mia esperienza nel reggae in generale e in quei tragici giorni che ho vissuto. Si tratta quindi per certi versi di due libri in uno: la grande storia di Marley e la mia più in piccolo.

D. Come hai cominciato ad appassionarti al reggae?

R. Posso dirti che tutto sicuramente parte dalla grande attenzione che pongo nei confronti delle tematiche spirituali. Il reggae che piace a me è preghiera. Penso ad artisti come Burning Spear, Nasio, Israel Vibration e Bob naturalmente. Io amo questa tipologia di approccio. È una musica che mi mette in collegamento con la mistica e quindi mi fa pensare al mare, alle onde, ai boschi e a Dio.

D. Lo stile del libro è molto scorrevole e più da romanzo appunto che da biografia anche se è evidente la meticolosa ricerca sulla vita di Marley. In che modo ti sei orientato per quanto riguarda le fonti?

R. Per essere sinceri ero pronto per questo libro da una vita. Ne parlavo proprio con il grande Alberto Castelli, durante una presentazione del libro a Roma, in cui ci dicevamo appunto che sull’argomento ormai possiamo tranquillamente andare a braccio. Come fonti ti posso citare sicuramente Una vita di fuoco di Timothy White, il libro scritto da Rita, quello del manager Don Taylor, il libro scritto da David Rodigan e la biografia di Chris Blackwell. Gli aneddoti più particolari me li hanno raccontati direttamente i figli di Bob Kymani, che conosco dal 2012, da quando abbiamo portato in Italia il suo libro Dear dad e Julian durante un’intervista. Ad ogni concerto a cui ho assistito poi, magari incontravo persone che avevano lavorato con Marley nel corso degli anni e quindi ho conservato la cronaca di tutti questi episodi proprio per la stesura di un libro come questo.

D. Stai già pensando a lavorare a qualcosa di nuovo dopo la stesura di One Love?

R. Devo dirti la verità. Con gli ultimi tre libri che ho scritto ossia Intervista con il Buddha, Su la testa in cui racconto la mia esperienza di vita con Don Gallo e questo One Love mi sento parecchio soddisfatto. In un futuro magari mi piacerebbe scrivere un libro su tutte le persone straordinarie che ho incontrato nel corso della mia vita come Don Gallo o Folco Terzani e tanti altri. Posso anticiparti però che, come appoggio, sto lavorando alla biografia di Luca Zulu Persico dei 99 Posse.

D. Da appassionato di musica reggae, sullo scenario attuale trovi delle figure che possano essere paragonate in parte a Bob Marley? Lo vedi in salute il reggae in generale?

R. Ritengo che ci siano tanti artisti validi e credo che continueranno a esserci. Penso però anche che non potrà esserci un altro Marley dato che non esiste più quel determinato contesto storico. La musica viene consumata troppo velocemente. Pensa quanti anni di gavetta ha fatto Marley prima di diventare una stella mondiale. Oggi questo non sarebbe più possibile. Anche il pubblico è completamente cambiato, nessuno legge più i testi delle canzoni e non esistono più vere e proprie super stars. Non dico che questo sia giusto o sbagliato, semplicemente è diverso. Forse solo da un angolo del mondo in Africa o in Sud America potrebbe nascere un nuovo Bob.

D. Nel libro parli di un contest su Twitch in cui viene votata la canzone più bella di sempre di Marley e in cui tu esprimi la tua opinione. Ti senti di ribadire il concetto o vuoi approfondire?

R. Non posso risponderti perché con Marley, come con altri artisti che amo alla follia, mi capita spesso che la canzone preferita cambi nel corso degli anni e dei momenti. Per esempio magari sento una versione live che non avevo sentito prima e diventa improvvisamente quella. Non mi chiedere perché ma al momento sono nella fase Iron Lion Zion. Quella che forse è rimasta la mia preferita per più tempo è Coming From The Cold, perchè la trovo affine alla mia storia. Veniamo dal freddo e nessuno ci ha regalato mai nulla.

D. Con la Chinaski Edizioni come va?

R. Bene il marchio è passato nel gruppo de Il Castello che a sua volta è sotto il controllo della Mondadori. In questo modo continuo a lavorare per diffondere la letteratura dedicata alla musica nera. L’anno scorso per esempio siamo usciti con una bella biografia di Kendrick Lamar e l’anno prossimo uscirà il nuovo libro di Alberto Castelli intitolato Hey Mr. Music, ricco di aneddoti.

D. Hai un messaggio per i lettori di Reggae.it?

R. Voglio ringraziare voi e i vostri lettori perché siete un avamposto della musica reggae in Italia e spero che possiate andare avanti ancora per tanto tempo perché i presidi culturali come voi vanno sempre tutelati, protetti e sostenuti. Un abbraccio e complimenti.

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