Intervista a Shavarr

0
82

Shavarr pubblica il suo album di debutto, Root, con cui presenta al mondo il suo viaggio musicale e la sua crescita, dimostrando una profonda dedizione alla musica reggae. L’artista, cantautore e produttore giamaicano riunisce il sound roots tradizionale e i ritmi dancehall in un disco i cui testi sono incisivi e parlano delle lotte e dei trionfi della vita quotidiana.

D. Root è il tuo album di debutto. Puoi parlarmene?

R. Root per me è più di un semplice album, è fondamentalmente una biografia di me e della mia educazione. Dall’inizio alla fine l’album ti porta in un viaggio spirituale/fisico nella mia vita con ogni traccia che fornisce dettagli su ciò che ho passato o su ciò che ho osservato crescendo.

D. Mescoli e fondi insieme roots e suoni dancehall per i tuoi brani. Con che tipo di riddim ti senti più a tuo agio per le tue canzoni?

R. Ad essere onesto, mi trovo a mio agio con la musica in generale, non mi limito a nessun tipo di suono come puoi sentire, l’album ha una vasta gamma di suoni/stili, tuttavia cerco ancora di mantenerlo legato alle mie radici perché è importante che le persone sappiano da dove vieni, quindi possono sapere chi sei veramente.

D. Parlami della tua collaborazione con Black Alpha Productions e Wizkilful Productions…

R. Sono uno dei fondatori di Wizkilful Productions. Questa è un’etichetta che è stata fondata da me e mio fratello Jahbar I al liceo quasi un decennio fa. L’etichetta è un luogo dove possiamo essere noi stessi ed esprimere le nostre emozioni attraverso la forma della musica. Black Alpha è stata recentemente fondata dal mio socio in affari/manager Akiem Lawson, Akiem è un grande fan della musica, e in questo modo diventa parte di qualcosa che ama veramente.

D. Parlami degli altri nomi che hanno lavorato all’album come James Bonzai Caruso e Earl Smith Jr.

R. Sì, dunque Bonzai è l’ingegnere del gruppo di Damian Junior Marley, mi è stato presentato tramite il mio manager e dopo aver ascoltato alcuni dei suoi lavori sono rimasto impressionato . Earl Smith Jr è il figlio di Earl Smith, un chitarrista leggendario in Giamaica che ha suonato con Bob Marley e Peter Tosh solo per citarne alcuni. Earl Smith Jr è anche un mio fratello musicale/grande amico con cui mi piace lavorare, ha un grande talento e si diverte a fare quello che fa. Ho anche lavorato con artisti come Maciej Pilar, un grande batterista polacco, che ha prodotto/mixato 3 tracce dall’album.

D. Nell’album si sente anche un bel mix di strumenti digitali e strumenti reali come ai vecchi tempi. Pensi che al giorno d’oggi la musica debba essere ancora suonata e prodotta in uno stile old-school?

R. Penso che come tutte le cose la musica debba evolversi e si evolverà. L’unica cosa che è costante con gli umani è il cambiamento, non puoi fermare l’evoluzione, tuttavia, detto questo, penso che parte della musica di oggi abbia bisogno di miglioramenti in aree come i contenuti, le dinamiche e l’equilibrio.

D. I tuoi testi però sono sempre molto consapevoli. Perché questa scelta?

R. La mia musica è una rappresentazione di me e di ciò in cui credo, sono una persona consapevole e cerco di fare musica con cui le persone possano relazionarsi e di cui non sapevano di aver bisogno fino a quando non l’hanno ascoltata. Il mondo ha bisogno di un equilibrio con tutta la negatività che sta accadendo in questo momento. Non fraintendermi, non sono perfetto, ma faccio del mio meglio per rimanere positivo perché le persone, me compreso, ne hanno davvero bisogno.

D. Parlami della copertina del tuo album. Qual è il significato? Ho notato sulla maglietta del ragazzo la scritta SHORESH che significa in ebraico “radice”. Perché la scelta di questa lingua?

R. Il ragazzo nella copertina sono in realtà io quando ero bambino il significato dietro l’artwork è l’inizio di qualcosa di grande da qui il nome Root ogni albero enorme ha una radice solida e radicata e questo album è la mia radice per l’albero che sta per crescere. Il motivo per cui scelgo di usare l’ebraico è perché l’ebraico è una delle prime lingue mai scritte e, all’interno del contesto, c’è molto messaggio e una storia potente. C’è un detto che dice “Senza riconoscere il passato sei destinato a commettere lo stesso errore in futuro”.

D. Prossimi progetti?

R. Cosa accadrà, mi chiedi? Beh, me lo dirai tu. Come ho detto prima, il progetto Root segna l’inizio di qualcosa di grande e veramente trasformativo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui