Intervista a Yaadcore

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Il selector, Dj e cantante Yaadcore è un artista reggae colto e umile, che è da anni sulla scena musicale giamaicana e internazionale raccogliendo successi con il suo stile inconfondibile. Lo abbiamo intervistato per Reggae.it.

D.  Come hai iniziato a essere coinvolto nel business reggae?

R. Ho iniziato da molto giovane. Mio padre aveva un sound system e quindi ho imparato l’arte del deejaying e la esercitavo durante i primi party alle scuole superiori. A quel tempo a questo tipo di feste si suonava soprattutto dancehall e hip hop. Quando poi ho scoperto Rastafari mi sono dedicato solamente alla reggae music. Strictly rootical.

D. Quando è avvenuto questo cambiamento?

R. Quando mi sono ritrovato più vicino a Rastafari ho anche avuto un figlio e quindi ho deciso di non volerlo più esporre a quel tipo di vibrazioni piuttosto che a quel del conscious reggae. In quel periodo tutta una nuova onda di giovani artisti reggae ha cominciato a sollevarsi e quindi ne ho fatto parte anche io. Anche questa è stata un’ottima motivazione per rendere possibile i miei progetti artistici. Anche se in Giamaica è da sempre difficile essere deejay strictly reggae quindi in molti erano scettici sull’effettiva realizzazione del progetto, soprattutto a causa dell’aspetto finanziario. Non è stato un percorso facile ma adesso siamo qui e quindi ringrazio per il percorso intrapreso.

D. E’ vero che sei stato rigettato dalla tua famiglia per questa scelta?

R. E’ vero, i miei genitori non supportano molto questo tipo di vibrazioni, incluso l’uso della marijuana. Questo è stato un altro ostacolo sulla mia strada ma lo hanno fatto per il mio bene visto lo stigma che la marijuana si porta ancora oggi nel mondo e quindi volevano in qualche modo proteggermi.

D.  Parlando di Reggae Revival è vero che tu sei stato uno a suonare queste tracce e quindi ad avere dato un forte impulso a questo movimento?

R. Sono stato il primo a suonare Chronixx in radio in Giamaica. Ero il deejay personale di Protoje al tempo e quindi si è creato questo tipo di link quando facevamo anche tanti dubplate di artisti emergenti all’epoca.

D. A te piace la definizione di Reggae Revival? Te lo chiedo perché in molti storcono il naso quando di parla di Reggae Revival dato che secondo loro il reggae non è mai morto e quindi non c’è niente da rivitalizzare…

R. Bisogna guardare tutto in prospettiva. Molti riescono solamente a prende il peggio dalle situazioni. Nessuno può negare che in quel periodo c’è stato un nuovo fiorire di artisti reggae in Giamaica, con show in tutta l’isola pieni di giovani che ascoltavano di nuovo o per la prima volta il reggae. La mia interpretazione di Reggae Revival non implica il fatto che il reggae prima di questo fosse morto. Non ci vedo nulla di negativo in questa definizione. Il termine significa solo che c’è stata una nuova ondata di più di un artista che ha creato un impatto sulla scena, senza però screditare assolutamente ciò che è venuto prima di loro. Questo è innegabile. Reggae Revival è un tempo specifico e io ne ho fatto parte. È successo qualcosa di simile quando sono apparsi sulla scena Garnett Silk, Sizzla Kalonji, Richie Spice o Luciano. Non c’è meglio o peggio è una continuazione di qualcosa che c’è sempre stato.

D. Parlami delle attività della tua etichetta 12 Yard…

R. Ho creato questa etichetta per la produzione di riddim. Il nome deriva dalle 12 Tribù d’Israele.

D.  Quando hai invece deciso di cominciare a cantare?

R. E’ successo proprio in Italia! Ero in Bergamo e stavo suonando delle riddim version. La massive ha cominciato a incitarmi a cantare sul riddim. Da qui ho cominciato a scrivere dei testi per implementare il mio dj set. Ho quindi voluto scrivere una canzone completa per vedere anche se fossi in grado e quindi è partito questo nuovo viaggio.

D. E ora che fai entrambe le cose, cosa preferisci?

R. Mi piace più cantare perché ho un controllo creativo maggiore. Preferisco cantare con una band live ma mi piace molto anche la dimensione del deejay set. Sono due forme di espressione diverse.

D. Sei stato reduce da poco da un tour in Giappone. Quale è secondo te la forza di questa musica che unisce paesi e popoli così lontani?

R. Il reggae è una musica unica. È una vibrazione che si trova solamente nel reggae. Word, Sound, Power. Questo è quello che cattura le persone ed è una gioia vederle vibrare così e riuscire a fare qualcosa di buono per le vite di ognuno, con la musica come medicina.

D. Hai qualche artista del passato che preferisci?

R. La mia più grande fonte di ispirazione è sicuramente Mikey Dread. Lui era un deejay, un producer e un artista ed è quindi colui che mi ha mostrato che fare questo è possibile. Mi piacciono molto anche Super Cat, Black Uhuru, Israel Vibration e questa musica dei Settanta e gli Ottanta.

D. Stai lavorando a qualcosa di nuovo in studio?

R. sì, sto lavorando a un nuovo singolo che verrà lanciato presto assieme al video che girerò settimana prossima. Una tune per le empress naturale e rilassata. Sto lavorando anche a nuove versions del riddim su cui ho cantato assieme a Fred Locks. Continuo poi il lavoro sull’album che è praticamente pronto e per cui sto cercando la giusta distribuzione. Poi sarò in tour con qualche data, soprattutto negli States.

D. Vuoi dire qualcosa alla massive di Reggae.it?

R. Nuff Love in the name of His Imperial Majesty Haile Selassie the first. Trattate il prossimo come vorreste essere trattati. Perché non importa quanto qualcuno possa essere malvagio ma di sicuro non vorrebbe essere trattato allo stesso modo. Questo è il segreto per risolvere ogni conflitto.

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